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Nicola de' Toma ed Alberto Uglietti sono
gli autori dell'articolo dedicato al restauro dell'orologio di S. Marco,
nel quale la vicenda avrebbe dovuto essere trattata in modo obiettivo,
esponendo i pareri delle varie parti coinvolte.
Purtroppo, nella loro presentazione delle persone che hanno preso parte
al restauro o che lo hanno criticato, si abbandonano ad una serie di pesanti
allusioni, che hanno l'effetto di gettare ombre sulla nostra professionalità
e sulla nostra serietà.
Dobbiamo far notare che il rapporto personale fra noi e gli autori è
durato poco più di un'ora e solo su tale base poggiano le loro
tendenziose considerazioni, che ci dipingono come non-orologiai dediti
esclusivamente all'informatica.
Rimarrebbe un mistero la nostra vera fonte di sostentamento!
Spett.le Redazione di Orologi, prof.
Nicola de Toma, Alberto Uglietti,
Dopo il lungo articolo dedicato dalla vostra rivista alla questione del
restauro dellorologio di Piazza S. Marco, speriamo vogliate concederci
ancora un po di spazio poiché sono assolutamente necessarie
alcune precisazioni. Ci asterremo dal commentare il merito della vicenda,
che voi stessi avete ritenuto opportuno non giudicare ma solo presentare
oggettivamente. Essere assolutamente oggettivo per uno scrittore
è sempre compito assai arduo, ma dobbiamo rilevare che nei vostri
commenti sono presenti delle allusioni inaccettabili nei nostri confronti.
Ci riferiamo a questi punti:
- Noi gli orologi li ripariamo.
I nostri clienti saranno purtroppo indotti a pensare che affidiamo questo
compito a terzi, leggendo le vostre frasi, ma non è così.
Semplicemente, riponiamo ogni orologio ed ogni utensile non in uso in
un certo momento dentro ad una scatola oppure in una busta in cassaforte.
Il giorno della vostra visita, stavamo lavorando ad una nuova ruota
di pendola (fase del taglio delle razze tenendo la ruota in morsa, perciò
UN banco era sgombro) e ad un orologio da polso (fase del montaggio
finale e lubrificazione). Solo lo stretto necessario era in vista nel
nostro laboratorio: una serie di lime, dei brunitori ed una lente vicino
alla morsa; nulla sul banco dedicato alla pendoleria; pinzette, lenti,
cacciaviti ed un solo movimento sul banco dedicato al polso; macchine
per il controllo del tempo. Lo ricordiamo perfettamente.
Noi lavoriamo SEMPRE in questo modo. Siamo disponibili a mostrare a
chiunque come svolgiamo i nostri interventi. Non siamo abituati a circondarci
di orologi smontati. Il nostro laboratorio non ha laspetto folcloristico
dellambiente dove cento lavori sono in corso contemporaneamente.
Gli Spartani, per usare una vostra metafora, cercavano dessere
molto ordinati e non ripetevano la frase ma, forse, ci sbagliamo
con tono sarcastico.
Il prof. de Toma pensa che lattrezzatura della quale ci
ha chiesto il prezzo corrente sia stata comprata inutilmente? Avete
contato un paio di vecchie pendole in mostra su un mobile.
Vi siete fatti sfuggire alcuni oggetti già riparati: una gabbia
con automa, un Patek Philippe ad energia solare, un orologio da marina,
ed altre cose, come un movimento di regolatore, che non crediamo riescano
a passare tutte inosservate.
- Linformatica non è
la nostra attività preminente. Il plurale usato per gli elementi
della nostra attrezzatura è fuori luogo. Abbiamo in laboratorio
UN computer, UN monitor, UNO scanner, UNA stampante, assieme al quantaltro
che dovrebbe essere, nella vostra descrizione, mouse, tastiera, modem
ed altoparlanti.
- Il numero di visitatori del nostro
sito è quello dichiarato, non essendo nostra abitudine diffondere
dati falsi. Non è molto, contrariamente a quanto avete scritto.
Siti dedicati allorologeria che trovate nella pagina dei link
ne vantano di più. Possiamo mostrarvi le statistiche daccesso,
ma chi ha un minimo desperienza nel settore sa che possono essere
facilmente alterate. Rimangono, però, tutte le e-mail che riceviamo
dai visitatori. Sono letteralmente centinaia, a vostra disposizione.
Crediamo sarebbe assai poco logico che le scrivessimo noi: rispondere
alle nostre stesse domande non sarebbe divertente!
La vostra frase ...sito in grado dincuriosire il navigatore
sia per il numero dargomenti trattati sia per lartigianalità
della sua confezione che lo differenzia graficamente da altri maggiormente
professionali, facendolo apparire più genuino manifesta
una seria mancanza di competenza in questo campo, che doveva suggerirvi
di non descrivere il nostro sito come una sorta di specchietto per le
allodole che attira i clienti in un posto dove gli orologi, magari,
nemmeno si riparano.
- Per ultimo, ma non certo per importanza,
vogliamo far notare come si sia parlato del prestigio dellHorological
Journal con un tono assolutamente inadatto da parte di chi ha apertamente
ammesso di non conoscere la rivista (il sig. Uglietti) o di non leggerla
(il prof. de Toma). Sappiamo, per averne discusso col vostro direttore,
la dottoressa Pujia, che nella redazione di Orologi essa non è
mai giunta. E lorgano ufficiale dellIstituto del quale
facciamo orgogliosamente parte, vi scrivono autori come George Daniels
e John Wilding e non siamo, inutile precisarlo, gli unici abbonati
in Italia. Al Journal, fra laltro, non ci si abbona, lo si riceve
in quanto soci del British Horological Institute che, per finire, non
ha mai avuto a che fare con le corporazioni.
LHJ non è solo una rivista tecnica, perché tratta
spesso di orologeria antica. Recentemente, sono apparse delle monografie
dedicate ai più importanti orologi monumentali europei. Il suo
prestigio, secondo il vostro articolo, sarebbe diminuito nei primi decenni
del 900. In favore di Antiquarian Horology, come avete
detto durante la nostra intervista? Sembra impossibile, visto che è
nata negli anni 50. Non capiamo come abbiate potuto fare il confronto,
non leggendo con tutta probabilità nemmeno quella: ne avete sbagliato
il nome sia quando parlavate con noi sia in due occasioni quando avete
scritto il pezzo su Orologi. Inoltre, esce tre volte lanno con
una tiratura molto ridotta, se paragonata al Journal, e non vanta fra
gli autori nomi di pari livello.
Non merita commenti il riferimento di Brusa al nostro contributo
scandalistico presumibilmente gratuito che avrebbe allettato
la rivista, per la mancanza di rispetto verso il direttore del Journal
che sottintende.
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