Rivista -3-
Altri ancora riscaldano dei bagni di piombo che, dopo la fusione,
può essere portato fino a 700° offrendo un bagno dove i pezzi sono immersi,
con una buona uniformità di riscaldamento. I bagni di piombo possono essere
sostituiti da bagni di sali fusibili che raggiungono temperature costanti tra
i 700° e i 1000°C (per esempio la miscela di cloruro di bario per due parti
e cloruro di potassio per una parte).
Ci sono anche forni elettrici per tempera che riscaldano dei bagni di sale di
bario, che fonde ad 800° e può essere riscaldato fino a 1300°: offrono il vantaggio
dell'uniformità della sorgente di calore non dovendo attingere il calore stesso
dall'esterno. Ovviamente, non disponendo di forni di questo tipo, per riscaldare
i pezzi per la tempera occorre adoperare la comune fucina.
Bisogna, in tal caso, preferire il carbone di legna che offre il vantaggio di
sviluppare un calore moderato, senza produrre scorie; in mancanza, si potrà
usare il carbon fossile, avendo cura però di mettere il pezzo al fuoco solo
quando la combustione è completa, ovvero quando sono cessati sia il fumo che
le fiamme: questa precauzione è indispensabile per assicurarsi che lo zolfo
contenuto nel combustibile sia totalmente bruciato. A tal proposito rammentiamo
che l'azione nociva dello zolfo sull'acciaio si manifesta con macchie caratteristiche
sulla superficie levigata dei pezzi.
II carbone, sia esso di legna o fossile, sarà usato a pezzetti non più grandi
di una noce, ed il pezzo d'acciaio da riscaldare sarà disposto nel fuoco in
modo che resti ben coperto e riparato dall'azione diretta dell'aria, che dovrà
essere regolata con moderazione. Per ottenere una distribuzione uniforme di
temperatura in tutta la massa del pezzo, occorre cambiare di continuo la sua
posizione nel fuoco. Allo scopo di evitare al pezzo da temperare sia il contatto
diretto col carbone che con l'aria di ventilazione, si usa spesso situare una
lamiera di ferro sul fuoco, sulla quale poi si adagia il pezzo; oppure, se la
forma di quest'ultimo lo consente, si usa un tubo di ferro che arroventandosi
riscalda per contatto il pezzo in esso introdotto.
Gli acciai, a seconda della loro composizione, vanno riscaldati diversamente
per la tempera. Il loro grado di temperatura è misurato con appositi strumenti
o si deduce dal colore che assume il pezzo arroventato.
Generalmente ci si attiene alle seguenti indicazioni:
| Colore | Temperatura corrispondente |
| rosso ciliegio | 800°C |
| rosso ciliegio chiaro | 850°C |
| rosso salmone | 1000°C |
| arancio chiaro | 1100°C |
| giallo paglierino | 1250°C |
Bagni di raffreddamento per la tempera
I bagni, adoperati per raffreddare i pezzi da temperare
sono composti da diverse sostanze: acqua a temperatura ambiente, acqua bollente,
acqua saponata, soluzione acquosa satura di sale marino, soluzione acquosa satura
di soda, latte di burro, latte scremato, olio (di oliva, di colza, di lino,
minerale), sego fuso, grasso di cavallo fuso, glicerina, petrolio, catrame di
legna, acido solforico, piombo fuso, mercurio, ecc... ad ognuna delle quali
si attribuiscono qualità particolari.
In verità, dopo molte esperienze condotte con rigore scientifico, risulta che
gli effetti di alcuni bagni poco differiscono fra loro.
Possiamo ritenere che tre sono i bagni che danno effetti sostanzialmente diversi,
sufficienti in pratica per le esigenze da soddisfare:
Il bagno d'acqua deve contenerne una quantità tale da poter
spegnere i pezzi arroventati, senza che la sua temperatura si elevi sensibilmente.
Nei grandi impianti le vasche sono a circolazione continua e per certi lavori
speciali l'acqua è riversata sul pezzo da apposite docce.
Il recipiente per la tempera ad olio deve contenerne per lo meno un peso doppio
del peso del pezzo da temperare.
Per grandi impianti, l'olio del bagno è raffreddato da serpentine nel quale
circola acqua fredda, o dalle pareti stesse del recipiente tenute fredde da
circolazione d'acqua all'esterno. Infine, il bagno di piombo deve mantenersi
alla temperatura di fusione (330°C) senza surriscaldarsi.
Rinvenimento dell'acciaio temperato
La tempera, se conferisce all'acciaio la durezza
richiesta, lo rende allo stesso tempo fragile, inconveniente che bisogna ridurre
il più possibile.
Lo scopo, di capitale importanza, si raggiunge col rinvenimento, che consiste
nel riscaldare di nuovo il pezzo temperato fino ad un certo limite, che la pratica
consiglia di scegliere fra 200 e 400°C.
In tal modo, le tensioni molecolari provocale dalla tempera si disperdono e
l'acciaio, pur conservando la voluta tenacità, diventa meno fragile, ossia acquista
una certa resistenza all'urto che ne garantisce la robustezza durante il lavoro
al quale dovrà essere sottoposto.
Il rinvenimento si può operare in due modi: interrompendo la tempera del pezzo
e servendosi del calore residuo della massa d'acciaio oppure riscaldando nuovamente
il pezzo, raffreddato dopo aver ricevuto la tempera completa.
Il primo modo è quello più semplice e veloce che si usa praticare per i comuni
utensili da taglio ma è consigliabile avvalersi sempre del secondo, col quale
è possibile raggiungere un risultato più preciso.
Il rinvenimento degli acciai si esegue servendosi degli stessi forni di riscaldamento
e di ricottura. Essi sono forniti di termometri che permettono di valutare esattamente
la temperatura che si vuole raggiungere. Poiché questa temperatura è relativamente
moderata, si ricorre spesso ai bagni d'aria, di grassi, di sali riscaldati oppure
al calore indiretto di piastre di ferro riscaldate a gas.
Nelle piccole officine, non provviste degli appositi forni citati, si può praticare
il rinvenimento degli acciai in maniera assai soddisfacente impiegando una fucina
ordinaria a carbone di legna, su cui si fa arroventare una lamiera di ferro
bucherellata e su di essa si appoggiano i pezzi da far rinvenire, variando spesso
la loro posizione perché si riscaldino uniformemente. Si può anche servirsi
della sabbia raccolta in una cassetta di ferro o di ghisa che si mette al fuoco
e, quando la sabbia è uniformemente riscaldata, vi si depongono sopra gli acciai
da far rinvenire. Per stimare la temperatura di rinvenimento è utile riferirsi
alla tinta che assume la superficie dell'acciaio per effetto del velo d'ossido
che si forma su di essa.
Abbiamo i seguenti dati pratici:
| Temperatura | Colore |
| fino a 200°C | nessuna colorazione |
| 200-220°C | giallo chiaro |
| 220-230°C | giallo |
| 230-245°C | giallo cupo |
| 245-255°C | giallo bruno |
| 255-265°C | rosso bruno |
| 265-275°C | rosso porpora |
| 275-285°C | violetto |
| 285-295°C | blu violaceo |
| 295-310°C | blu chiaro |
| 310-325°C | grigio |
| oltre 330°C | cessa ogni cambiamento |
Si capisce che man mano che cresce la temperatura di rinvenimento
la durezza dell'acciaio va scemando, quindi è indispensabile la conoscenza
del grado di rinvenimento appropriato per ciascun oggetto d'acciaio che richiede
la tempera.
Di seguito troviamo alcuni dati che servono a far comprendere i vari gradi di
rinvenimento per diversi tipi di oggetti od utensili.
Osservazioni e consigli riguardanti la tempera
Il rinvenimento si opera su quegli acciai che hanno
la tempera forte, cioè eseguita nel bagno d'acqua.
Quegli oggetti che sono stati temperati nell'olio o nel piombo non hanno bisogno
di rinvenimento, essendo già al voluto grado di durezza; tali sono, ad esempio,
le molle ed alcuni organi di orologeria.
Prima di temperare un pezzo che ha subito lavorazione meccanica a caldo o a
freddo sarebbe conveniente ricuocerlo e quindi riscaldarlo per la tempera.
L'acciaio ancora caldo di fucinatura non va mai temperato; bisognerà lasciarlo
prima raffreddare gradatamente e successivamente rimetterlo al fuoco per sottoporlo
alla tempera, altrimenti il pezzo può essere soggetto a deformazioni.
Oltre le precauzioni precedentemente dette, da tenersi nel riscaldare l'acciaio,
aggiungiamo che la buona pratica consiglia di togliere dal fuoco il pezzo un
po' più caldo del punto voluto servendosi di tenaglia a bocca sottile, asciutta
e precedentemente riscaldata.
Così facendo è possibile lasciar raffreddare il pezzo al giusto grado e quindi
immergerlo nell'acqua. In questa operazione bisogna ricordare che per evitare
deformazioni il pezzo deve entrare e restare nel bagno secondo il suo principale
asse di simmetria e deve essere mosso di continuo nell'acqua, perché si raffreddi
regolarmente.
Ad esempio, un maschio sarà introdotto nel bagno tenendolo verticalmente; una
fresa per ruote dentate sarà tenuta col suo piano in posizione orizzontale.
A volte capita che un pezzo d'acciaio a cui è fatta tutta la tempera in acqua
non fatto rinvenire subito si rompa spontaneamente. Il fatto si può attribuire
all'azione delle tensioni molecolari interne, provocate dalla tempera forte.
Sarà perciò prudente procedere al rinvenimento dell'acciaio subito dopo il suo
raffreddamento in acqua.
Infine, per ottenere tinte vive di rinvenimento, dalle quali poter giudicare
agevolmente la temperatura voluta, occorre preparare il pezzo con superfici
ben levigate ed accuratamente sgrassate.
Esempi sulla pratica della tempera
Tempera di uno scalpello.
Generalmente, per gli scalpelli a mano e per gli utensili
da taglio comuni delle macchine utensili si usa praticare la "tempera interrotta",
ovvero il rinvenimento si fa sfruttando il calore residuale della tutta tempera,
visto che occorre raffreddare una sola estremità del pezzo.
Nel caso dello scalpello, dopo averlo fucinato, ricotto e aggiustato al voluto
angolo di taglio, bisogna levigarne le facce verso l'estremo affinché le tinte
di rinvenimento riescano ben distinte, quindi lo si mette al fuoco con le note
precauzioni, ricordandosi che una forte ossidazione sull'acciaio ostacolerebbe
la tempera.
Non appena la punta, per l'altezza di circa due centimetri, è giunta al color
rosso ciliegio, si toglie dal fuoco lo scalpello e lo si immerge dal lato della
punta per circa un centimetro nell'acqua, tenendolo verticalmente e agitandolo
per pochi secondi, finché il color rosso sparisce.
A questo punto, si estrae lo scalpello dal bagno e con una lima dolce si puliscono
velocemente le due facce precedentemente limate, sulle quali si vedranno ben
presto passare successivamente le tinte di rinvenimento. Nell'istante in cui
la tinta appropriata (vedi sopra) arriva a coprire il tagliente si tuffa rapidamente
tutto lo scalpello nel bagno, agitandolo per qualche secondo finché non sia
completamente raffreddato.
Questo raffreddamento brusco ha lo scopo di fissare lo stato di rinvenimento
al grado cui è giunto.
Infine, per saggiare la tempera data, con la stessa lima dolce si prova ad attaccare
le faccette del tagliente e, dalla resistenza che si incontra, si arriva a giudicare
l'esito dell'operazione, che si può ripetere se non ben riuscita.
Tempera di un creatore.
Con le non mai abbastanza ripetute precauzioni, si riscalda
il creatore al rosso ciliegio scuro e, quando ha assunto un'uniforme temperatura,
lo si tuffa nell'acqua, facendolo calare nel bagno verticalmente. Lo si agita
sino al completo raffreddamento per far sì che il vapore che si forma intorno
al pezzo sia eliminato mano a mano e non ne ritardi la diminuzione di temperatura.
Per tale operazione si può legare il creatore ad un filo di ferro resistente
col quale poterlo maneggiare al posto delle tenaglie.
Una volta data la tutta tempera si puliscono le parti non filettate con tela
smerigliata fine ed asciutta, specialmente le scanalate, per preparare al meglio
il creatore al rinvenimento.
Il rinvenimento si praticherà agevolmente, servendosi della sabbia riscaldata
sul cui letto si adagerà il creatore, avendo cura di rivoltarla a poco a poco
e di continuo: così facendo si vedranno passare sulle superfici pulite del pezzo
le varie tinte del rinvenimento finché, quando il colore sarà quello voluto,
con rapidità si tufferà verticalmente il creatore nell'acqua, rigirandolo sino
a completo raffreddamento.
Subito dopo si farà il solito assaggio con la lima, per controllare il risultato
dei rinvenimento.
Se, invece del creatore, si fosse trattato di una molla a spirale, sarebbe stato
più comodo operare il rinvenimento introducendo nel cavo di essa un pezzo di
ferro cilindrico, di corrispondenti dimensioni e riscaldato al calor rosso.
Se si fosse trattato di una piccola molletta a balestra, o di altra forma, il
rinvenimento si sarebbe potuto conseguire tenendola ad una certa distanza sospesa
sul fuoco, e facendo cadere su di essa dell'olio che, accendendosi, l'avrebbe
riscaldata convenientemente
Infine, ricordiamo che dovendo far rinvenire un utensile a tinte diverse da
un capo all'altro, è utile immergere in un bagno di piombo fuso il terminale
che deve risultare più tenero. In questo modo, la parte del pezzo che resta
fuori del bagno assume le tinte progressive corrispondenti a graduali durezze
dell'oggetto. Non resta che fissare la tempera nello stato richiesto col solito
brusco raffreddamento.
Cementazione dell'acciaio
E' il processo che permette l'arricchimento superficiale
di carbonio di un dato acciaio, ottenuto per mezzo di una ricottura prolungata
e ad alta temperatura in un ambiente capace di cedere carbonio. A ciò
seguono una o più tempre. Lo scopo finale è dare un'elevata durezza superficiale
ad un pezzo con un cuore relativamente tenero.
Dobbiamo aggiungere solo poche parole per illustrare i mezzi in uso per la cementazione
di organi ed utensili come perni, maglie per catene, ruote dentate, frese, calibri,
ecc..., costruiti con acciaio dolce.
Innanzitutto, il vantaggio della cementazione è di ordine sia tecnico che economico,
perché certi oggetti pur dovendo essere di grande durezza, sono costruiti con
acciai teneri e quindi di esecuzione facile e di poco costo e poi induriti con
la cementazione e tempera seguente.
I cementi adoperati sono di tre specie: solidi, liquidi e gassosi.
Raschiatoi
Con questo nome sono indicati alcuni utensili di
acciaio con forme diverse ma destinati ad uno scopo solo: raschiare le superfici
metalliche per rettificarle: i due tipi più comuni sono il raschiatoio piano
o raschietto ed il raschiatoio a triangolo o raschino.

II raschietto, lungo circa 30 cm., presenta all'estremo A una
faccia piana che forma due taglienti uguali ad angolo di 90°, il superiore e
l'inferiore, mentre all'estremo B presenta una ripiegatura con due facce formanti
un solo tagliente ad angolo minore di 90°.
II raschino non è altro che una vecchia lima a triangolo le cui facce, verso
l'estremo, sono state arrotate ed affilate accuratamente, in modo da ottenere
tre taglienti con angoli di 60° e a spigoli curvi; questa forma permette di
poter agevolmente raschiare le superfici concave di qualsiasi curvatura.
Per rendere più veloci le successive affilature si usa praticare, con una mola
adatta, un'incavatura su ciascuna faccia del raschino come è rappresentato nella
figura, e per poterlo maneggiare con la dovuta forza vi si applica un manico
di lima.
II lavoro del raschiatoio, che segue quello della lima fine, perché con esso
il metallo è asportato a trucioli sottilissimi, richiede grande abilità e precisione.
Polveri abrasive
Vi sono materiali che, ridotti in polvere, costituiscono
un mezzo efficace di finitura dei metalli.
Questi sono lo smeriglio, il carborundum, il vetro, la pietra arenaria, la pietra
di levante, la pietra pomice ecc..., le cui polveri si usano impastandole con
olio o con acqua e distendendole su pezzi di legno, per mezzo dei quali sono
sfregate sulle superfici metalliche.
Ovviamente i pezzi di legno debbono avere forme e dimensioni secondo i corpi
da rettificare (l'operazione si dice genericamente smerigliatura), quindi si
hanno legni a forma di lima, a forma di cuscinetto, di morse a cerniera ecc...,
talvolta rivestiti di cuoio o di lamine di piombo sulle facce che devono lavorare,
per dar modo allo smeriglio di far presa e di rimanere a lungo sull'utensile.
Un mezzo conosciuto da tutti per la smerigliatura è rappresentato dalla tela
e dalla carta a smeriglio, su cui lo smeriglio è attaccato con colla. In commercio
si trova la tela a smeriglio distinta coi numeri 1, 2, 3 e 4 dalla più fine
alla più grossa e la carta a smeriglio dai numeri 000, 00, 0, 1, 2 e 3, dalla
estremamente fine alla più grossa.
Brunitoi
Quando le superfici di un oggetto di ferro si vogliono
levigare al massimo grado, sino ad ottenere una lucidatura resistente all'ossidazione,
dopo averle smerigliate sono brunite mediante uno speciale utensile detto, appunto,
brunitoio.

E' costituito da una verga di acciaio temperato, per lo più
a forma di cono schiacciato avente cioè corpo rotondo incurvato e terminante
a punta, con superficie brillante come specchio; dall'altro estremo è provvisto
di un manico di legno. Questo arnese, impugnato per il manico, è compresso e
strofinato con forza sulla superficie da brunire, in modo da schiacciare le
ineguaglianze del metallo.
Con l'uso, i brunitoi perdono il loro potere; vanno allora ravvivati con olio
sfregato sulla loro superficie per mezzo di una stecca di legno nuda o rivestita
di cuoio.
L'acciaio temperato, non potendosi trattare col brunitoio, è brunito in alternativa
con calce viva e carbonato di potassa, strofinato con pezzi di legno o con pezzi
di cuoio.